LA TERAPIA CHELANTE - Dr Sante Guido Zanella


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TEST DI CHELAZIONE:

La semplice misurazione dei metalli tossici nel sangue e nell’urina è inattendibile, perché i metalli si depositano in gran parte nei tessuti dove esercitano il loro effetto pro-ossidante.
Il metodo oggi più valido per la reale determinazione della tossicità da metalli tossici è rappresentato dal Test Diagnostico di Chelazione messo a punto nel 1996 da Verzella F. – Zanella S.G. Questo test consiste nel confronto dei valori di metalli tossici esaminato in due campioni di urina rispettivamente prima e subito dopo la somministrazione di una sostanza chelante (EDTA o DMSA).
I valori del secondo campione sono quelli reali, poiché i metalli depositandosi negli organi e nei tessuti, necessitano di una sostanza chelante per essere mobilizzati, legati inattivati ed eliminati attraverso l’ urina.
I nostri dati statistici riportano infatti che oltre la metà dei soggetti che presentavano valori normali prima della assunzione della sostanza chelante presentano in realtà valori al di fuori della norma nel secondo dosaggio per quanto riguarda Piombo e Alluminio mentre il Mercurio, apparentemente nei limiti nel primo campione di tutti i soggetti testati, presentava nel secondo campione valori patologici nel 50% dei casi.
I nostri risultati dimostrano dunque che il Test da carico con infusione di EDTA e DMSA dovrebbe oggi rappresentare la tecnica di elezione per valutare il reale stato di intossicazione da metalli tossici.

Bus 1053


TEST DIAGNOSTICO DEI METALLI PESANTI CON EDTA* :

Abbiamo sottoposto ad infusione endovenosa con EDTA 68 pazienti, 31 maschi e 37 femmine. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a raccolta di urina prima e dopo la flebo per valutare le variazioni della concentrazione dei metalli pesanti. Lo scopo del test è quello di valutare la quantità di metalli tossici legati ai tessuti, che non compaiano nelle urine e nel sangue.
L'analisi dei metalli pesanti nelle urine esaminato in due campioni successivi, rispettivamente prima e subito dopo l'infusione con EDTA ha dato i seguenti risultati:

PIOMBO PRE (0 - 20):

Valori compresi tra 0 e 20: 65 pz (95.5%)
valori compresi tra 21 e 30: 3 pz (4.4%)

PIOMBO POST (0 - 20):

Valori compresi tra 0 e 20: 32 pz (47%)
valori compresi tra 21 e 88: 28 pz (41.1%)
valori compresi tra 89 e 155: 4 pz (5.8%)
valori compresi tra 156 e 223: 4 pz (5.8%)

L'analisi dei dati pre e post infusione evidenzia un aumento altamente significativo del piombo (t:0.00001) nelle urine.

ALLUMINIO PRE (0 - 20):

Valori compresi tra 0 e 20: 33 pz (48.5%)
valori compresi tra 21 e 58: 23 pz (33.8%)
valori compresi tra 59 e 95: 6 pz (8.8%)
valori compresi tra 96 e 132: 6 pz (8.8%)

ALLUMINIO POST (0 - 20):

Valori compresi tra 0 e 20: 14 pz (20.5%)
valori compresi tra 21 e 73: 35 pz (51.4%)
valori compresi tra 74 e 122: 13 pz (19.1%)
valori compresi tra 123 e 172: 6 pz (8.8%)


L'analisi dei dati pre e post infusione dell'alluminio evidenziano un aumento altamente significativo dell'alluminio escreto con le urine (t:0.00001).


MERCURIO PRE (0 - 15):

Valori compresi tra 0 e 15: 68 pz (100%)


MERCURIO POST (0 - 15):

Valori compresi tra 0 e 15: 40 pz (58.8%)
valori compresi tra 16 e 26: 19 pz (27.9%)
valori compresi tra 27 e 37: 6 pz (8.8%)
valori compresi tra 38 e 69: 3 pz (4.4%)

t:0.0001: altamente significativo l'aumento del mercurio nelle urine al termine della infusione con EDTA.


Commento:

Piombo: prima della infusione il 95,5% dei pazienti rientra nel range di normalità (0 - 20).
Al termine della flebo solo il 47% dei pazienti presenta livelli urinari di piombo nei limiti di norma, mentre alcuni presentano valori 10 volte superiori al valore limite.

Alluminio: 48,5% dei pazienti rientra nella norma (0 - 20) prima della flebo, mentre al termine solo il 20,5% dei pazienti rientra nei limiti di norma.

Mercurio: 100% dei pazienti all'interno dei limiti (0 -15) prima dell'infusione, mentre al termine solo il58,8% dei pazienti analizzati rientra nella norma.

La misurazione dei metalli nel sangue e nell'urina è inattendibile, perchè i metalli si depositano in gran parte nei tessuti, dove esercitano il loro effetto pro-ossidante.
Questi risultati dimostrano che l'infusione con EDTA rappresenta oggi la tecnica di elezione quando si vuole valutare lo stato di intossicazione da metalli pesanti.


* Pubblicato sul testo "Nutrizione, Comportamento & Salute" Franco Verzella; Sante Guido Zanella; Giulia Verzella - Edisai Srl Marzo 2002

UN PARERE ILLUSTRE : LINUS PAULING, PREMIO NOBEL PER LA CHIMICA E LA PACE

“ La terapia chelante con EDTA è in perfetto accordo con le mie idee sulla terapia medica. La terapia chelante per l’arteriosclerosi costituisce un approccio assai più sicuro e meno costoso della terapia chirurgica. I medici che aderiscono al protocollo ACAM integrano i risultati della mia ricerca nel loro programma di chelazione. Migliorare la nutrizione ed assumere supplementi vitaminici e minerali è parte importante di questo programma.
La terapia chelante parte da una impostazione chimica e medica corretta, ha una base scientifica razionale ed i benefici clinici paiono essere assai rilevanti.
Gli ioni metallici giocano un ruolo importante nella formazione della placca aterosclerotica, l’EDTA li rimuove con buona sicurezza e non implica alcun rischio chirurgico. Ricerche pubblicate ed una vasta esperienza clinica dimostrano che l’EDTA migliora il flusso sanguigno al cuore e agli altri organi.
Esiste una evidenza scientifica che fa pensare ad un possibile superamento del by-pass chirurgico.
La chelazione è altrettanto valida nella prevenzione di numerose patologie.
Le reazioni negative da parte di istituti governativi e di società mediche sembrano nascere in massima parte dalla ignoranza dei dati scientifici pubblicati oltre che da pregiudizi professionali”.